Riina, il racconto del ‘pizzo’ di Berlusconi: “Ci dava 250 milioni ogni 6 mesi”

Riina rivela tutto. Lo scorso 23 agosto, nell’ora d’aria del carcere di Opera, il boss spiegava al compagno detenuto Alberto Lorusso la sua verità sul rapporto tra il Cavaliere e Cosa Nostra fin dagli anni 1980: il pagamento di milioni di lire a fronte di un patto per ottenere futuri e reciproci vantaggi. Conversazioni depositate agli atti del processo per la trattativa Mafia-Stato.

Berlusconi? …si è ritrovato con queste cose là sotto, è venuto, ha mandato là sotto a uno, si è messo d’accordo, ha mandato i soldi a colpo, a colpo, ci siamo accordati con i soldi e a colpo li ho incassati tutti’’.

Quanti soldi? …A noialtri ci dava 250 milioni di lire ogni 6 mesi”. Parola di Totò Riina, che il 23 agosto dello scorso anno nell’ora d’aria nel carcere di Opera smette di parlare di Berlusconi in termini politici, generici o rancorosi (“È un buffone’’) ..racconta ancora la compagno detenuto Alberto Lorusso la verità sul rapporto tra l’ex presidente del Consiglio e Cosa Nostra fin dal 1980, ormai consacrato in una sentenza della Cassazione:

il pagamento di un “pizzo” milionario a fronte di un patto per ottenere reciproci e futuri vantaggi. La conversazione depositata agli atti del processo per la trattativa Stato-mafia, parte dalla sorte giudiziaria di Berlusconi, in bilico in quei giorni di agosto dell’anno scorso, e il discorso cade subito sulle somme versate dall’imprenditore milanese ai boss palermitani e sulle analoghe richieste provenienti dai catanesi.

Verso la fine degli anni 80, si ebbero delle rivelazioni da parte di un un testimone oculare, Salvatore Cancemi, i giudici hanno accertato che dal 1989 era Pietro Di Napoli, uomo d’onore della famiglia di Malaspina, a ricevere da Dell’Utri le somme di denaro per poi “girarle” a Raffaele Ganci, reggente del mandamento della Noce(cui fa capo la famiglia di Malaspina), e infine al destinatario ultimo delle somme, Totò Riina. Un bel giro di soldi potete ben capire.  Sempre a Lorusso l’ex boss si lascia scappare: “I catanesi dicono, ma vedi di… – dice il capo dei capi –. Non ha le Stande, gli ho detto, da noi qui ci hanno pagati. Così, così li ho messi sotto, gli hanno dato fuoco alla Standa(Ex merceria di vestiti. chiusa appunto per intrighi mafiosi).  Minchia, aveva tutte le Stande della Sicilia, tutte le Stande erano di lui. Gli ho detto: Ti brucio tutte le Standa. Cosi a noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi, ben 250 milioni ogni sei mesi’’.

loading...

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE: Ruby, rivelazioni choc: “Berlusconi leccava genitali a Belen mentre la Minetti gli praticava sesso orale”

Dal capo di Cosa Nostra arriva dunque la conferma delle parole del pentito Salvatore Cancemi, che per primo parlò della consegna del denaro proveniente da Milano: “Sicuramente più volte… due, tre volte ed io ero presente – ha detto Salvatore Cancemi –. Lui, veniva in via Lancia di Brolo, proprio con un pacchettino in un sacchetto di plastica e ci diceva: ‘Raffaele, questi sono i soldi delle antenne’, e poi… (Raffaele Ganci) questi soldi li metteva da parte, da parte nel senso che non li portava subito a Riina, diciamo per questa minima cosa andare a disturbare Il boss … Appena avveniva il primo appuntamento, che c’era il primo incontro con Riina, ce li portava e capitava questo giro… è capitato più volte che c’ero anch’io… e ci diceva: ‘Zu’ Totuccio, questi sono… Pierino ha portato i soldi delle antenne’”.

Il racconto si fa dettagliato anche nella conversazione di Riina con Lorusso del 22 agosto:

“È venuto il palermitano – continua Riina – mandò a lui, è sceso il palermitano, ha parlato con uno… si è messo d’accordo… dice, vi mando i soldi con un altro palermitano, c’era quello a Milano. Là c’era questo e gli dava i soldi ogni sei mesi a questo palermitano. Era amico di quello… il senatore”. E a questo punto Riina chiede: “Il senatore si è dimesso?”. “Sì, sì”, risponde Lorusso. La replica è un attestato di stima per Marcello Dell’Utri: “È una persona seria’’, dice il boss che di Berlusconi sembra non nutrire la stessa considerazione. “È un buffone”, aveva detto sempre a Lorusso nella conversazione del 23 agosto 2013, dopo che il detenuto pugliese lo aveva informato che a Roma“stanno vedendo come fare per salvarlo”.

LASCIA UNA RISPOSTA

commenti